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Amato dai tifosi, esempio per i più giovani: Agostino Garofalo, quando l’età non conta.

Amato dai tifosi, esempio per i più giovani: Agostino Garofalo, quando l’età non conta.

Fuori per infortunio per tutto l’inizio di stagione, il terzino ex Bari e Siena, già in arancioneroverde dalla scorsa stagione, è tornato a pieno regime riconquistando presto il posto da titolare sulla fascia sinistra.

Tre mesi, quelli passati in infermeria, che sono stati duri. Guardare i compagni allenarsi non è mai facile, soprattutto per un giocatore come Garofalo, sempre voglioso di farsi trovare pronto. Ed è stato quasi uno scherzo del destino che proprio questa sua professionalità gli sia costata cara, visto che il problema al polpaccio Garofalo lo ha accusato durante la sosta estiva, quando si stava allenando da solo per arrivare al raduno già in ottime condizioni.

Garofalo 3


Ora, l’infortunio è alle spalle e mister Inzaghi ha di nuovo a disposizione uno degli uomini principali della cavalcata che l’anno scorso portò gli arancioneroverdi a vincere il proprio girone di Serie C e a tornare, dopo tredici anni, nella categoria cadetta.

Modello da seguire per i più giovani, Garofalo è il classico esempio di giocatore che dà tutto per la maglia. Tante le sue mete, da Grosseto a Siena, passando per Bari, Torino e, ora, Venezia e sempre un comportamento esemplare, sia per quanto riguarda il campo che per ciò che concerne il lato umano del giocatore.

Per chi ha potuto guardare da vicino i lagunari, appare lampante come Agostino sia una della figure forti all’interno dello spogliatoio, con una parola sempre pronta per tutti e il sorriso stampato sulla faccia, a trasmettere a tutto l’ambiente quella serenità che a una squadra può solo che portare benefici.

Garofalo


Lo abbiamo incontrato al Taliercio poco prima del consueto allenamento pomeridiano e tra una battuta e l’altra con i compagni ci ha raccontato qualcosa di più di quest’inizio di campionato.

Agostino, sei probabilmente uno dei giocatori più amati della rosa. Ne sei consapevole?

“Beh è qualcosa che sento, sì. Ogni volta che scendo in campo il pubblico mi applaude e questo fa molto piacere. Ti dà la carica”.

Può essere che, proprio grazie a questo amore dei tifosi, tu ti senta più responsabilizzato?

“Sicuramente. Io sono uno dei più anziani e devo dare l’esempio. Per fortuna ci sono anche Evans Soligo e Maurizio Domizzi che mi danno una mano. Ma non è un peso, anzi. Credo che da parte nostra ci debba sempre essere una buona parola, soprattutto verso i più giovani”.

Quest’anno, invece, a Venezia è arrivato Del Grosso, con cui già a Siena dividevate la fascia.

“Ne sono molto contento. A Siena creammo un bel rapporto che abbiamo portato avanti negli anni e che, ora, si rafforza a Venezia. E’ un grande giocatore, un ottimo professionista e credo che la sua presenza non possa che giovare alla squadra”.

Con il suo arrivo e il tuo infortunio di inizio stagione sembrava che per te fosse difficile riprenderti il posto da titolare. Eri preoccupato?

“No, per nulla. La competizione fa bene ai giocatori, sprona a dare il meglio. Basta che ci sia rispetto. Abbiamo una squadra forte, con 25 giocatori di qualità che possono fare la differenza. Il problema, semmai, è del mister che deve scegliere chi far giocare. Contro il Frosinone, per esempio, ha dovuto mandare Soligo e Mlakar in tribuna, due giocatori che meriterebbero sicuramente più occasioni”.

Agostino, tu hai giocato in grandi piazze come Torino e Bari. Sono realtà del tutto differenti da Venezia?

“Io ho la fortuna di essermi trovato bene praticamente ovunque. Bari e Torino sono città enormi, molto più grandi di Venezia ma non mi sembra giusto parlare di differenze. L’unica cosa che posso dire è che quando giochiamo in casa, al Penzo, i tifosi si fanno veramente sentire. Sono fantastici, anche perché arrivare allo stadio non è per niente facile per quelli che non stanno a Venezia”.

Per chiudere, quando arriva il primo gol stagionale?

“Eh spero molto presto. Ci sono andato vicino contro l’Empoli, quando ho preso la traversa. Comunque non mi preoccupo. Non voglio dire frasi banali, ma per me quello che conta è il collettivo. A me piace portare le mie squadre in alto e con Inzaghi possiamo farcela. É un vincente, ce l’ha nel DNA”.
Garofalo3


di Marco Alessandri /In Collaborazione con Positive Magazine


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