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Guglielmo Vicario: dalla Serie D ad oggi, sempre a difesa del Venezia FC

Guglielmo Vicario: dalla Serie D ad oggi, sempre a difesa del Venezia FC

Guglielmo Vicario, dopo tre stagioni in laguna, ha l’arancioneroverde tatuato addosso. Con cinquanta presenze e già tre titoli in bacheca, Vicario è uno degli elementi più longevi del nuovo corso del Venezia FC, nato con l’arrivo del presidente Joe Tacopina e ripartito dalla Serie D. Proprio in quel primo anno Guglielmo si è fatto notare per le sue doti, andando a collezionare 36 presenze in una stagione che lo ha visto partire quasi sempre da titolare per difendere la porta dei leoni.

La stagione scorsa, invece, giocò dal primo minuto quasi tutte le partite della Coppa Italia di Serie C, scendendo in campo anche nella gloriosa doppia sfida contro il Matera in finale, con i ragazzi di mister Inzaghi che riuscirono ad avere la meglio, alzando il trofeo.

Nonostante la giovane età (21 anni compiuti l’8 ottobre scorso), Vicario dimostra una grande maturità tra i pali, oltre che una forte volontà di continuare la sua crescita.

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Nato a Udine, Guglielmo è cresciuto nel settore giovanile friulano, da sempre fucina di grandi promesse quando si parla di portieri. Handanovic, Scuffet e Meret sono solo alcuni dei numeri 1 che Vicario ha potuto osservare da vicino per imparare quanto più sul ruolo.

Nonostante le molte richieste dalla Serie C, Vicario ha scelto di restare a Venezia anche quest’anno, per giocarsi le sue carte e provare a dire la sua anche in un campionato molto competitivo come la Serie B ConTe.it. Le occasioni non si sono fatte attendere, viste le tre presenza fin qui fatte registrare dal numero 12 lagunare che si è sempre fatto trovare pronto quando necessario, rispondendo sul campo con ottime prestazioni. Da subentrato a Cesena e poi dal primo minuto contro Carpi e Perugia, Vicario ha sempre tenuto la propria porta inviolata, risultando essere uno dei migliori secondi portieri della categoria.

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Siamo andati al Taliercio, dove si allena la prima squadra del Venezia FC, e abbiamo incontrato Guglielmo per una chiacchierata riguardo le sue aspettative, il suo percorso e il suo modo di vivere le partite.

Guglielmo, partiamo dall’anno scorso. Una stagione magnifica coronata da due titoli. In Coppa Italia eri pure il portiere titolare. Come è stato il tuo percorso?

E’ stata una annata bellissima, speciale sin da subito. In Coppa Italia all’inizio giocava Facchin, poi da Bolzano il mister mi ha scelto come titolare e non ho più mancato una partita. É stato un percorso molto affascinante, che mi ha regalato tante emozioni. Su tutte, i derby in semifinale contro il Padova e la doppia finale con il Matera. Emozioni uniche, vincere quelle partite ci ha resi molto felici.

Nato a Udine, sei cresciuto in uno dei settori giovanili migliori per quanto riguarda i portieri, quello dell’Udinese.

A Udine sono cresciuto, diciamo che mi hanno formato. Lì c’è una filosofia impostata all’attacco, nel senso che non sono le situazioni che devono determinare te, ma il contrario. Sono io che devo attaccare il pallone, dipende da me l’evolversi dell'azione. Credo sia per questa mentalità così evoluta che dall’Udinese escono sempre ottimi portieri.

Qui a Venezia, da quest’anno, c’è Audero. Che impressione ti ha fatto?

Emil è incredibile. E’ giovanissimo, tanto che ha un anno in meno di me, ma nonostante ciò ha una maturità unica. Si vede già che sarà un grande portiere per il suo modo di gestire la pressione. Non va mai in difficoltà e riesce a trasmettere tranquillità a tutto il reparto difensivo. Posso imparare molto da lui. Abbiamo un bel rapporto, così come con tutti gli altri compagni.

Hai avuto anche occasione di esordire in B. Cosa hai provato?

L’esordio in questa categoria è stato forse il momento più emozionante della mia carriera. Se devo essere sincero, non mi aspettavo di subire zero gol nelle mie prime tre partite in Serie B. Ma devo dire che sono molto contento, sia che giochi o che stia in panchina. I piani della società li sapevo, hanno preso Emil per farlo giocare. Io però ho scelto di restare per giocarmi le mie carte. E devo dire che sto imparando molto. Per me l’importante è che la squadra faccia bene, se il mister sceglie di mandare un altro al posto mio va bene così. Vorrà dire che sarò il primo a tifare.

Un pò come successo a Brescia, quando al gol di Falzerano sei scattato dalla panchina per festeggiare.

Eh, sono anche caduto procurandomi un bel taglio... ma io sono fatto così, non so stare tranquillo. Vivo la partita al massimo. Sento quasi più la pressione della gara se sono seduto in panchina a guardare i miei compagni rispetto a quando gioco. Poi bisogna dire che a Brescia è successo di tutto, un finale incredibile.

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 di Marco Alessandri /In Collaborazione con Positive Magazine


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